SPORE

Diffonde Teatro

Uno spettacolo teatrale è una scatola magica che potenzialmente può diventare luogo di aggregazione, buona pratica sociale e relazionale, occasione di confronto e affinamento del senso critico.
Potenzialmente, perché se uno spettacolo resta esperienza individuale, se resta cristallizzato nella scatola che lo ospita, se non lascia un’eco oltre il tempo della messa in scena, il rischio è quello che il processo creativo e di trasformazione si spenga velocemente.
Con l’intento di non lasciare spegnere l’impulso trasformativo che può esplodere nel teatro, nasce questo progetto dedicato agli studenti delle scuole superiori del territorio reggiano.
Il fine è doppio: offrire agli studenti la possibilità di vivere e abitare il teatro come luogo di confronto e non solo di visione passiva e fornire uno sguardo privilegiato su alcune professionalità legate al mondo teatrale.
La condivisione del progetto tra diverse realtà del territorio reggiano, La Corte Ospitale, MaMiMò Teatro Piccolo Orologio, Teatro Sociale di Gualtieri – vuole creare un respiro ampio, favorendo la mobilità e la conoscenza di realtà diverse.

Incontro introduttivo
giovedì 31 ottobre - 11.00 / 12.50 - Liceo Aldo Moro
Spettacolo - L’abisso, Davide Enia
venerdì 1 novembre - 21.30 - Teatro Sociale, Luzzara
#1 incontro post-spettacolo
lunedì 4 novembre - 14.00 / 16.00 - Liceo Aldo Moro
Spettacolo - L’indifferenza, Centro teatrale Mamimò
venerdì 1 novembre - 21.00 - Teatro Piccolo Orologio, Reggio Emilia
#2 incontro post-spettacolo
lunedì 2 dicembre - 11.00 / 12.50 - Liceo Aldo Moro
Spettacolo - Cantiere aperto Della Madre, Mario Perrotta
martedì 17 dicembre - 21.00 - Teatro Herberia, Rubiera
#3 incontro post-spettacolo
mercoledì 18 dicembre - 14.00 / 16.00 - Liceo Aldo Moro

L’ABISSO
Davide Enia
Davide Enia attinge ai suoi Appunti per un naufragio (Sellerio, 2017, Premio Mondello 2018) per raccontare con gli strumenti del teatro un’esperienza indicibile: lo spaesamento, il dolore e la rabbia che affiorano dinanzi alla grande tragedia contemporanea degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo. L’autore è andato a Lampedusa, ha assistito agli sbarchi dei profughi, ha raccolto per mesi le testimonianze dei sopravvissuti e dei testimoni, ma non bastava: «Non riuscivo davvero a trovare le parole e i concetti per nominare la vastità dell’evento che ci era arrivato addosso», spiega Enia. Allora, seguendo una traccia suggerita dal padre, rintraccia «un naufragio personale, intimo, privato», per «sviscerarlo, comprendere in che modo siamo sopravvissuti a esso, stabilire una relazione con quanto accade in mare aperto». Ed ecco che il testo prende forma, diventando allo stesso tempo testimonianza storica e percorso esistenziale che riguarda tutti noi.


L’INDIFFERENZA
Centro teatrale Mamimò
Che si tratti di fare una carezza ad un neonato, di dare un bacio ad una sconosciuta o di schiacciare il pulsante che sgancerà la bomba su Hiroshima, è impossibile fuggire alle conseguenze delle nostre azioni. Si può provare a far finta di niente, a rimanere indifferenti, cercando di nascondere anche le peggiori colpe così bene da quasi dimenticarsene, inevitabilmente però, queste riemergeranno, presto o tardi, costringendoci ad affrontarle.
In una mattinata come tante, un’ospite inatteso costringerà Franco a fare i conti con il proprio passato, con la persona che era e che pensava di essere riuscito a dimenticare.
L’indifferenza è un thriller che costringe lo spettatore a prendere costantemente posizione su cosa sia vero e cosa sia falso, su cosa sia bene e cosa sia male; in una lotta metaforica tra il progresso della civiltà occidentale e la sua natura bestiale e sanguinaria.


CANTIERE APERTO DELLA MADRE
Mario Perrotta
Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura intoccabile della Madre - almeno per come la viviamo nel nostro paese.
Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.
Al centro di tutto questo, ancora una volta, figlie e figli silenti, assenti fisicamente dalla scena ma perni assoluti della vicenda narrata.