La scimmia

La Corte Ospitale, Chiostro

Data spettacolo

9

luglio
2019

L'Emilia e una notte

Ore: 21.30

di e con Giuliana Musso

testo originale di Giuliana Musso
liberamente ispirato al racconto Una Relazione per un’Accademia di Franz Kafka
traduzione e consulenza drammaturgica di Monica Capuani

musiche originali Giovanna Pezzetta
movimento a cura di Marta Bevilacqua

assistente alla regia Eva Geatti
costruzione elementi scenici Michele Bazzana
costumi Emmanuela Cossar
produzione musicale Leo Virgili
trucco Alessandra Santanera
disegno luci Claudio Parrino
assistente alla produzione Miriam Paschini
foto Adriano Ferrara

produzione La Corte Ospitale
coproduzione Operaestate Festival Veneto
con il sostegno del Teatro Comunale Città di Vicenza (progetto Residenze 2018 - We art 3)

consulenza scientifica Valeria Vianello Dri, Annamaria Rossetti
un particolare ringraziamento a Annalisa Carrara, Anna Periz, Tiziana De Mario, Compagnia Arearea, Damatrà Onlus

Un essere per metà scimmia e per metà uomo appare sul palcoscenico.
È un vero fenomeno: un animale che parla, canta e balla. Un buffone, un mostro comico.
È nato dalle ferite dell’anima di Franz Kafka, nel 1919, mentre i nazionalismi facevano tremare le vene dell’Europa. Rivive oggi, dopo cent’anni, in una nuova riscrittura di Giuliana Musso, con una più forte consapevolezza politica ed esistenziale.
Si rivolge ad un auditorio di illustri Accademici, all’alta società del pensiero e della scienza e racconta la sua storia. Scimmia libera, unica sopravvissuta di una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturato, impara ad agire e a ragionare come loro.
La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Imparare il nostro linguaggio.
Impara ad ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire.
“La Scimmia” è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente?

La scimmia è il corpo che vive, sente e quindi pensa.
È l’animale pienamente umano.
La scimmia siamo noi.