marted́ 17 aprile 2007
Al Teatro Herberia il 25 aprile – Resistenti di e con Roberta Biagiarelli
Lavorare sulla Resistenza. Raccontare la Resistenza. Sessant'anni dopo. E provare a rispondere sempre alla stessa domanda: cosa resta? Così abbiamo provato a indagare una terra - la provincia piacentina - e una serie di paesi: Fiorenzuola, Bobbio, Travo, Peli, Coli, Morfasso. Come sempre ti capita in questi casi, finisci con lo sprofondare nella mappa che stai disegnando: prima non capisci, non ricordi, non colleghi, poi cominci a mettere i primi nomi, i volti, le date. Se hai fortuna trovi storie esemplari, che ha senso raccontare. Che hai bisogno di raccontare. Abbiamo avuto fortuna.
Doveva essere la fulminante storia di quei due anni, è diventata la faticosa, trentennale guerra dalla marcia su Roma alla Liberazione. Vista da Fiorenzuola diventa una storia che non riguarda
i massimi sistemi, ma uomini, gli uni contro gli altri armati. Pieni di contraddizioni, incertezze, debolezze. Storia di famiglie, di Montecchi contro Capuleti, storie grasse di vino terra e sangue.
Storie in dialetto, dove è difficile distinguere lacrime e risa. Storie di ragazzi che non avevano neanche vent'anni e che ora ne hanno ottanta. Storie di cartavelina. Storie senza salvezza. "Resistenti" racconta in modo scarno e antieroico come i soli ragazzi italiani che non erano ancora stati chiamati alle armi, quelli delle classi '25 e '26, il giorno che toccò a loro andare a combattere - non più per l'Italia ma per la repubblica di Salò - quei ragazzi scapparono sulle montagne e divennero partigiani. Fu una storia di ragazzi, diciottenni e diciannovenni. Pazzi e incoscienti come si può essere solo a quell'età. È la storia di Nando, deportato in un campo di annientamento; quella di Eligio, che non fu fucilato e ancora non sa perché; quella della Pierina detta Stèlla; e quella di Stalin, che suonava la tromba nella banda e che sapeva a memoria tutta Casta Diva...
Con questo racconto abbiamo imparato a ricordarli, tutti, i resistenti, come furono allora e come, chi non se n'è andato prima, sopravvive oggi. Un racconto corale, e popolare, da opera, tra
Verdi Puccini Bizet Bellini. Non c'è ordine, il tempo va e viene, morti e vivi stanno tutti alla stessa tavola. E una donna, sola, canta. Canta il tempo, canta il pianto, canta la libertà che così disperatamente i diciottenni di allora - nella più paradossale e antieroica delle crociate di bambini che mai si combatté - seppero difendere. E consegnarci. Dimenticarli sarebbe atto indegno.
Ingresso gratuito
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La Corte Ospitale
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