debutti e anteprime // autunno 2016

autunno 2016: nuove produzioni La Corte Ospitale tra debutti e anteprime

Un autunno caldo quello della Corte Ospitale, impegnata in un intenso programma produttivo che vedrà tra ottobre e novembre le aperture al pubblico in forma di debutti e anteprime nazionali.

Giuliana Musso, Oscar De Summa, la compagnia Carullo-Minasi, Danio Manfredini i protagonisti del progetto produttivo della Corte Ospitale per l’anno 2016.

 

Il 22 ottobre al Teatro Zeppilli di Pieve di Cento, all’interno della rassegna Agorà andrà in scena in anteprima nazionale Riccardo III e le regine, di Oscar De Summa con Oscar De Summa, Isabella Carloni, Silvia Gallerano, Marina Occhionero e Marco Manfredi. Con questo nuovo lavoro prosegue la ricerca nella direzione di una rivisitazione in chiave pop dei classici shakespeariani: dopo Amleto a pranzo e a cena e Un Otello altro, De Summa (vincitore del premio Hystrio Anct 2016 e finalista Rete Critica 2016) torna a teatro con un lavoro corale, che a differenza dei precedenti, prevede la presenza in scena al suo fianco di attrici donne, le tre regine. Lo spettacolo debutta il 4 e 5 novembre 2016 al Teatro Cantiere Florida di Firenze. Il racconto dell'allestimento dello spettacolo (che si può leggere sui social seguendo l’hashtag #allacortediriccardo) diventerà anche una docu-fiction, che stiamo realizzando in collaborazione con Minimun fax media. Un racconto fatto per immagini, video, vita e lavoro vissuti alla Corte Ospitale, casa di produzione e residenza per tutto l'allestimento, ma anche una finestra sul modo in cui un piccolo gruppo di persone interagisce, riflette e si confronta con un classico della letteratura teatrale

Sabato 22 e domenica 23 ottobre all’Arena del Sole di Bologna, all’interno di VIE Festival debutta delirio bizzarro, di e con Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, spettacolo progetto vincitore del bando Forever Young 2015/2016 (ideato e promosso da La Corte Ospitale) che rientra pertanto nella rosa degli spettacoli distribuiti dal centro. Un Centro di Salute Mentale e due personaggi: uno, in condizione di “pazzo per attribuzione” trascorre la propria vita a interrogare le stelle, discorde con il tempo presente; l’altra, donna perfettamente integrata, ossessionata dalla carriera, ma che avverte un’insania incipiente. Né pazzi né sani, Mimmino e Sofia in un dialogo serrato - braccio di ferro tra due esperienze di vita completamente opposte - si scopriranno simili, umani, sorridenti, autoironici, sebbene parti inconsapevoli di un sofisticato meccanismo congegnato per rendere l’uomo prigioniero di sé stesso.

Giovedì 27 ottobre sarà Giuliana Musso ad inaugurare stagione 2016-2017 del Teatro Herberia di Rubiera, ideata e promossa da La Corte Ospitale, con la prima nazionale di Mio Eroe, nuovo intenso monologo il cui tema generale è la guerra contemporanea. Il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri. Le madri testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra in tempo di pace. In Mio Eroe, la voce stigmatizzata della madre dolorosa, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti, si apre un varco, esce dagli stereotipi, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. Il dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra proprio quando siamo di fronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità. In queste testimonianze femminili il tema della pace e il tema della maternità ci risuonano per quello che ancora sono anche alle nostre orecchie: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati. Solo alla fine del monologo sarà forse visibile, come una filigrana in controluce, che la voce delle madri piangenti è la voce della razionalità umana.

Mercoledì 16 novembre al Teatro Comunale Asioli di Correggio torna in scena Danio Manfredini con Cinema Cielo. A distanza di tredici anni dal debutto al Festival di Santarcangelo, lo spettacolo, vincitore del premio UBU 2004 per la miglior regia, viene riallestito e inizia una nuova tournèe nazionale. Cinema Cielo era una sala cinematografica a luci rosse di Milano. Lo spettacolo mette una lente d'ingrandimento su un'umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d'amore. Lo sguardo è rivolto alla sala cinematografica, lo spettatore spia le presenze che abitano il luogo. Il sonoro del film che scorre è liberamente ispirato ad un romanzo di Jean Genet e racconta di Louis che tutti chiamano Divine, dei suoi amanti e di Nostra Signora dei Fiori, seducente assassino. Trasferendo l'opera di Genet in una partitura sonora per quadri e intrecciandola con la vita di un cinema a luci rosse, prende forma un'opera che risuona della complessità del romanzo e lo aggancia fortemente al mondo contemporaneo. L'universo carcerario diventa il buio mondo del cinema, metafora della stessa reclusione, sfida alla morale comune. Le voci dei personaggi del film si fanno evocazione dello spessore poetico dell'opera di Genet. Lo spettacolo vive dell'incontro di due mondi che si appartengono, indissolubilmente legati e le ombre che abitano il Cinema Cielo fanno riemergere le ombre e il mondo di Genet.

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