Patruni e Sutta

Patruni e Sutta
-peripezie della libertà e dell’illibertà-

adattamento da “L’isola degli schiavi” di Marivaux

interpretazione e testi Giuseppe Carullo, CristianaMinasi,
Gaspare Balsamo, Monia Alfieri
regia Carullo-Minasi
scene e costumi Cinzia Muscolino
disegno luci Roberto Zorn Bonaventura
assistente alla regia e alla scrittura scenica Elena Zeta
consulti filosofici Giulia Merlino
produzione La Corte Ospitale, Carullo-Minasi

“Nessuno è più schiavo di chi si considera libero senza esserlo” Trivellino

A seguito di una tempesta due coppie di padroni e servi approdano sull’Isola degli schiavi lì dove una legge prescrive una trasformazione che implica lo scambio dei rispettivi ruoli. L’isola degli schiavi è l’utopia che consente d’approdare al riconoscimento del sé attraverso il rapporto con l’altro, nell’accettazione che l’altro contenga una parte di noi e che “la differenza di condizioni sociali è solamente una prova cui gli dei ci sottopongono”. Quello di Marivaux è testo tanto semplice per quanto geniale sintetizzabile, a livello tematico, nell’ “uscire da sé per osservare le proprie miserie”. È Teatro nel Teatro, è commedia nella commedia, è metafora d’un viaggio di naufraghi in cui ci si disperde in una realtà diversa e opposta alla propria perché accada il dis/velamento della realtà.
Servendoci delle categorie esistenziali del servo e del padrone tentiamo una spersonalizzazione per esistere in una vita superiore da esaminare con distacco, in una sorta di disumanizzazione che ci rende simili al primo tra tutti gli attori: la marionetta. Dalla commedia dell’arte al cunto filosofico quale atmosfera che reinterpreti la storia delle storie, che faccia rivivere i drammi dell’ umanità.
In una scenografia ritmico verbale dai tratti assurdi -in un rimbalzo tra dialetto siciliano e italiano- nell’isola del riscatto germogliano i semi della dialettica Servo/Padrone di Hegel.
Se la coscienza comune è lacerata dalle opposizioni Marivaux propone l’aspirazione all’unità e la conciliazione degli opposti attraverso l’esperienza, in un viaggio di confronto e inevitabile scontro con il proprio negativo per accedere al sapere dell’assoluto. Nella Repubblica degli Schiavi si lotta sì ma non per sopraffare bensì per giungere a comprendere e valorizzare le diversità culturali per quello che sarà “il giorno più proficuo della vostra vita”.

“Diventare un uomo migliore, questo è l’onore” Arlecchino

Cristiana Minasi è attrice, regista, drammaturga e pedagoga. Laureata in Giurisprudenza, è specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica nello specifico settore dei minori e della famiglia. In collaborazione con Giuseppe Carullo attore e regista, pone le basi per una relazione ed integrazione dei temi della libertà e dignità con molteplici progetti che uniscono teatro e pedagogia e investono Scuole, Università e Carceri. La Compagnia, fondata nel 2009, ha prodotto molteplici spettacoli: “Due passi sono” vincitore del Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012, Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2103. “T/Empio, critica della ragion giusta” vincitore Teatri del Sacro 2013 e finalista al Bando Ne(x)twork 2013. “Conferenza tragicheffimera, sui concetti ingannevoli dell’arte” vincitore del Premio di produzione E45 Napoli Fringe Festival 2103. I tre spettacoli chiudono la Trilogia dedicata al tema del Limite, cifra stilistica della Compagnia, inteso quale risorsa drammaturgico creativa per la definizione di qualsivoglia atto d’arte, nella sua natura prima d’atto politico-democratico. Segue “De revolutionibus -sulla miseria del genere umano” (2015) con i testi originali di Giacomo Leopardi (nello specifico le due Operette Morali: “Il Copernico” e “Galantuomo e Mondo”) con cui la compagnia vince i Teatri del Sacro 2015 ottenendo ottimi riscontri di pubblico e critica. “Delirio Bizzarro” (2016) vince il Premio di produzione e circuitazione “Forever Young 2015/2016” promosso da La Corte Ospitale. Il testo viene pubblicato su Hystrio n. 2_2018.
La Compagnia, a dicembre 2017 ritira al Teatro Argentina il Premio ANCT 2017 (Associazione Nazionale Critici di Teatro) all’interno del Premio Europa e a giugno 2018, al rettorato dell’Università di Messina, il premio Adolfo Celi 2018.

Gaspare Balsamo è nato a Erice, in provincia di Trapani. È autore, attore, cuntista e regista teatrale. Apprende l’arte del cunto siciliano con il maestro Mimmo Cuticchio e egli stesso è oggi uno dei maggiori rappresentanti del cunto della nuova generazione. È autore di diversi testi teatrali, nei quali figura come interprete. In essi il cunto è strumento civico di denunce e squarci non editi.

Monia Alfieri si diploma presso l’Accademia d’ Arte drammatica della Calabria. Studia danza per 17 anni e continua la sua formazione attoriale attraverso un continuo studio legato al linguaggio del corpo come evento poetico. Collabora stabilmente col regista Roberto Bonaventura, insieme fondano la compagnia teatrale “Il castello di Sancio Panza”, perseguendo la ricerca di una poetica personale in bilico tra sogno memoria e lotta. Ha lavorato inoltre con A.Millenin, P. Giuranna, F. Però, G. Boncoddo, M. Van Hoeche, L. Puggelli, N. Bruschetta, E. Vetrano, S, Randisi, A. Santagata, D. Cucinotta, O. Corsaro, M. Dioume, D. Bonsch, Carullo Minasi. Per il cinema lavora in Corpo celeste di A. Rohrwacher, in Seconda primavera di F. Calogero, ed è Acting Coach ne I baci mai dati di R. Torre.

 //RASSEGNA STAMPA 

"Libertà e illibertà secondo Carullo-Minasi" 
GianLorenzo Franzì, Il Pickwick 
"Spartiacque della messa in scena, svelamento dell’inganno, riflessione teoretica sulla Vita e sull’Arte: esce dalla bocca del padrone diventato servo, uno dei quattro protagonisti del nuovo spettacolo di Carullo-Minasi, portato in anteprima (anticipato dallo studio Bastasi) all’ultima edizione di Primavera dei Teatri, al centro di un monologo fluviale che inizia con le luci ancora accese in sala, dando il via ad un sopraffino gioco metatestuale.  
Perché si, Patruni e sutta è un (bellissimo) gioco: a partire dalla trama, che rilegge in maniera calligrafica e personalissima L’isola degli schiavi di Marivaux, nella quale una coppia di padroni e una di servi approdano su un’isola sulla quale i ruoli, per legge, vengono invertiti. Facendo però velocemente fermentare sul terreno i semi della dialettica hegeliana, mentre i due autori/attori scivolano dentro e fuori il testo per mettersi in gioco, trattando i temi a loro cari (l’accettazione di sé stessi e del diverso da sé, il superamento delle ipocrisie quotidiane) ma vestendoli di nuovo: in tutto questo humus così profondamente intenso, quello che più colpisce è l’estrema amalgama che Carullo-Minasi fanno di tutti i (tanti) temi e suggestioni trattati, innestando una riflessione gigantesca e onnicomprensiva sul potere delle parole. C’è Shakespeare, a metà strada fra la Tempesta, La dodicesima notte e Sogno di una notte; c’è Arlecchino, servo di due padroni; c’è Freud, il teatro elisabettiano, Marx, e c'è Hegel, non solo con la sua dialettica servo-padrone ma anche con il suo significato di autocoscienza. Che smette, nella sua Fenomenologia come in Patruni e sutta, di essere solo “coscienza di sé”, ma acquista un valore sociale e politico: perché raggiunta solo con il confronto della propria esistenza con quella degli altri. Ed è un riconoscimento che avviene non più e non solo attraverso l’amore, ma anche e soprattutto attraverso la lotta: facendo subentrare qui Freud e la lotta di classe marxista imbrigliata nelle teorie sessuali freudiane. “L’uomo, così orgoglioso della sua libertà di pensiero e di scelta, è in realtà un burattino” dice lo psicanalista austriaco; “nessuno è più schiavo di chi si considera libero senza esserlo” sostiene invece Trivellino, maschera molto vicina e simile ad Arlecchino. [...]"

“Patruni e Sutta” ovvero le disparità uguali nei secoli
Vincenzo Bonaventura, Gazzetta del Sud 23 dicembre 2018 
"[...] due padroni e due servi approdati -causa naufragio- in un’isola dove è usanza che questi ruoli vengano invertiti. Il vero scopo è portare ciascuno a una maggiore comprensione dei problemi dell’altro. Utopia oppure reale possibilità? Se ne può discutere e lo spettacolo lo fa. Senza richiami al passato e senza banali attualizzazioni, fra ironia e dramma, si tende a mostrare come i secoli non abbiano cambiato molto i rapporti, allora fra nobili e servitori (appunto Patruni e Sutta), oggi rivissuti attraverso la ricrescente cesura tra ricchi e poveri. E c’è anche la paura del capovolgimento delle situazioni, non tanto per ciò che ci insegnano i sommovimenti storici, piuttosto nel rendere nemico chi arriva, migrante e naufrago, indicato come colui che vuole passare da dominato a dominante [...]"

Mosè Previti – Lalleru, 16 dicembre 2018
"Bastasi" - primo studio verso "Patruni e Sutta" 15/16 dicembre Teatro dei Naviganti
"Si sono messi a maneggiare cose con il miccio, questa è materia esplosiva. Carullo Minasi in questo “Bastasi”, primo studio verso “Patruni e Sutta”, si mettono nello zappato, nello scandaliato fondo del politico esistenziale, con il consueto brillante taglio ironico e assurdo. Non sono soli, il duo è magistralmente supportato da Gaspare Balsamo e Monia Alfieri e lo spettacolo è in parte ispirato dall’Isola degli Schiavi di Pierre de Marivaux.  Il cunto, la storia, la comicità si intrecciano in un ritmo ottimamente sostenuto dalle capacità attoriali, e ridendo molto si ha anche agio a prendersi certi schiaffoni, certe riflessioni, così a mezza parola, che si stagliano assolutamente sul fondale fiabesco di questo intorcigliamento di budella. Infatti, “Bastasi” prende allo stomaco, vale a dire che va veramente dentro la questione dell’essere liberi o del sentirsi, dello state sopra e sotto, di essere schiavi, essere buoni o cattivi, insomma “essere”, con tutto quello che comporta. L’intensità dello studio è netta,mira chiaramente al centro del cozzo e il pubblico diventa facilmente dipendente da questo forte farmaco, da questa bevanda dolce amara acida e salata. Tutti, alla fine, pensano “ancora, ancora”, nonostante siano stati ridotti lentamente, sadicamente e intelligentemente, in quel posto dove la verità rimane con le minne di fuori e più che fare sangue fa vita, fa senso di essere niente, di essere umano."

Giusy Arimatea – Info Messina, 17 dicembre 2018
Anime alla deriva in “Bastasi” primo studio verso “Patruni e Sutta”
"Carullo-Minasi alle prese con Marivaux in “Bastasi. Primo studio verso patruni e sutta”, un progetto che non si ferma alla rielaborazione della drammaturgia del commediografo francese, ma che ne trasfigura piuttosto le sembianze. L’idea beckettiana di un luogo artificiale che possa accogliere azioni non naturali è recepita dal duo messinese probabilmente allo scopo di scandagliare gli aspetti più ributtanti della società senza la pretesa di migliorarla attraverso la lente deformante del teatro. “L’isola degli schiavi”, che capovolgeva i ruoli di chi vi approdava, è dunque un mero pretesto per mettere in scena, e senza tanti preamboli, la difformità. Trasposta sull’ambiguo orizzonte di un tempo senza coordinate e suggellata dalla presenza dei “bastasi” che, per loro natura, possiedono inusitata vigoria, la schiavitù assurge allora a metafora delle relazioni, mai perfettamente bilanciate, tra individui. Lo scenario s’apre sugli esiti comunicativi che preludono alle vicende umane. Ed è il cuntista Gaspare Balsamo a innescare, alla maniera che più gli è congeniale, Giuseppe Carullo, per cominciare quel gioco dialettico dei contrari che annulla le sfumature e legifera sulle parti“. Patruni e sutta, sutta e patruni”. E vale per le donne, come per gli uomini. Un bailamme di anime alla deriva, di repertori inediti e nuove maschere da indossare. Lì si insinuano gli istinti animaleschi dell’uomo: l’odio, la bramosia, la sete di vendetta, il più bieco egoismo. Lì si apprende come il fatale capovolgimento delle cose intraprenda i percorsi più scontati, per quanto terribili. E innanzi all’orrore addirittura crolla la cornice di drappi colorati che impreziosisce il finto quadretto di sociale."

Gigi Giacobbe - www.Sipario.it, 17 dicembre 2018
"Bastasi" - primo studio verso "Patruni e Sutta" 15/16 dicembre Teatro dei Naviganti
"[…] Uno spettacolo sin qui asciutto, concreto, per raccontare utopisticamente lo scambio di ruoli tra servi e padroni e certamente un lavoro in cui Marivaux avrà avuto un ruolo per aver promosso idee libertarie che porteranno alla rivoluzione francese, anticipando in parte l'intuizione di Freud per il quale lo scambio di coppia tra servi e padroni rivelerà che il sesso è una componente non secondaria nei rapporti di classe […]."