Il dito

di Doruntina Basha
traduzione dalla lingua serba di Elisa Copetti
adattamento e regia di Leonardo Lidi
con Giuliana Vigogna, Giulia Salvarani, Noemi Apuzzo e Elena Aimone
produzione La Corte Ospitale

testo inedito per l’Italia


Il dramma prende forma nel 2011 a partire da un lungo progetto di ricerca sulle storie delle famiglie, che durante la guerra in Kosovo del 1998-1999 hanno avuto un famigliare scomparso. La ricerca parte dal fatto che la maggior parte delle famiglie albanesi kosovare ha una persona cara scomparsa, uomini soprattutto, prelevati dalle loro case e condotti in luoghi sconosciuti da militari e paramilitari. Un’eredità della guerra che permea la società contemporanea kosovara e che accomuna per certi versi il Kosovo all’Egitto e al Messico dei nostri giorni.
A partire dalle storie delle famiglie intervistate, l’autrice Doruntina Basha si confronta con il tema delle sparizioni forzate, e raccoglie un altro materiale prezioso: storie di donne che raccontano la propria vita nella famiglia contemporanea. Ne ricava un’indagine sulla condizione femminile in una società profondamente ancorata alla tradizione che usa le sue norme come strumenti per elaborare le sparizioni.
Basha costruisce così un testo stratificato nel quale due sono le protagoniste: Shkurta, la nuora, e Zoja, la suocera. Le due donne convivono, sole, in attesa che il marito dell’una, e figlio dell’altra, ritorni a casa. Cucinano il suo piatto preferito, ciascuna convinta di essere l’unica a conoscerlo veramente. Shkurta è irrequieta, mal sopporta la suocera e i suoi maltrattamenti; Zoja porta il fardello di questa nuora indesiderata da custodire fino al ritorno del figlio. Il giovane però non ritornerà: è scomparso dieci anni prima, in una sera come quella e la cena che stanno preparando è destinata a un desaparecido. Il loro è soltanto un rito che si rinnova però ogni anno, con l’arrivo della nuova stagione e delle piogge, con la preparazione delle valigie per sfuggire all’inondazione.
Un incidente durante la preparazione della cena scatena lo scontro tra le due: la giovane rivendica la propria libertà e la volontà di ricrearsi una vita accettando il fatto di essere certamente vedova; la suocera cinquantenne, in lotta con l’evidenza della morte del figlio, non si rassegna e mantiene caparbiamente l’equilibrio perpetuando le norme della società arcaica e patriarcale. Entrambe smarrite dal dolore, dalla volontà di liberarsi, dalla necessità di accettare la morte dell’uomo tanto amato e dalla paura di fare i conti con essa.
“Il dito” ha vinto il Premio Miglior testo drammatico di impegno dell’area ex jugoslava promosso dalla Fondazione Heartefact di Belgrado, in collaborazione con il centro Qendra Multimedia di Prishtina. Proprio a Belgrado ha debuttato in lingua serba prima che in originale nel dicembre 2012.
Dalle parole della traduttrice Elisa Copetti: “Da questo testo ho lavorato alla traduzione in italiano ancora inedita con l’intenzione di portare anche in Italia Doruntina Basha, autrice che assieme a Jeton Neziraj è una tra i pochi artisti ad aver travalicato i confini geografici del Kosovo con la sua opera tradotta anche in francese e tedesco. Negli ultimi anni l’attività di Basha si è concentrata soprattutto sulle sceneggiature per film e TV, ma io spero che la sua scrittura potente torni presto a farsi sentire sui palcoscenici, non solo nostri, ma soprattutto del suo paese. Basha è drammaturga di talento, ce ne accorgiamo dopo poche battute: i dialoghi sono rapidi e sagaci, la narrazione si articola per dettagli che ci portano gradualmente verso un colpo di scena, che scioglierà affatto banalmente. I personaggi sono delineati con tanta profondità da straniarci (siamo in Kosovo, ma potremmo essere in qualsiasi altro paese) e commuoverci per tanta umanità”.

 

 

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