Coppelia Theatre

BORN GHOST
Spettacolo multimediale per marionette e attori

drammaturgia, performer  Mariasole Brusa
puppet Jlenia Biffi 
original muic Stefano Bechini
videomaker Igor Imhoff
occhio esterno Eva Luna Betelli, Caterina Salvadori

Uno spettacolo nero, inquietante, a tratti spaventoso ma anche commovente e delicato; una riflessione poetica sulla morte che racconta la leggenda del fantasma di Azzurrina di Montebello, la figlia albina di Costanza Malatesta e del feudatario Ugolinuccio, scomparsa in circostanze misteriose nel 1375. Fantasma la bambina lo era, in ogni caso, già in vita: isolata, incompresa, rinchiusa nel suo castello a causa dei suoi capelli bianchi. Nel Medioevo gli albini non erano infatti solo malvisti, ma tacciabili di stregoneria. Una storia  tragica ed onirica sulla diversità che allora come oggi fa sempre paura, ma anche un inno alla libertà che è in sé guerra contro l'ignoranza e il pregiudizio.
Lo spettacolo, integrando arti diverse quali la danza, il teatro fisico, il teatro di figura, la musica e la videoarte si propone di realizzare un’opera multimediale, senza parole, appositamente pensata per una distribuzione estera.

LA STORIA
Guendalina è una bambina che vive confinata nella sua rocca. Suo padre, signore del castello, fa di tutto per proteggerla perché è nata diversa da qualsiasi altra. La sua pelle è chiara come la neve, gli occhi azzurri come il ghiaccio e i capelli di un pallore lunare. Lunghi, morbidi e incredibilmente bianchi. Una creatura di una bellezza notturna, misteriosa. Il suo sguardo così intenso, puro e penetrante, la sua intelligenza e la curiosità verso i segreti della natura spaventano gli abitanti del paese. “Strega” la chiamano e “figlia del demonio”. La madre fa di tutto affinché possa crescere come una bambina qualsiasi, cerca persino di tingerle i capelli, ma il nero delle tinte vegetali su di lei assume le sfumature del cielo. Guendalina diventa così Azzurrina, la bambina dai capelli blu e le dicerie del volgo non fanno che aumentare.
Durante uno dei suoi giochi solitari, la sua palla misteriosamente sfugge via. La bambina la rincorre nei sotterranei del castello e poi scompare nel nulla.
Comincia così la leggenda di Azzurrina di Montebello. La figlia del feudatario Ugolinuccio e di Costanza Malatesta sembra essere realmente esistita e altrettanto realmente scomparsa nel 1375. Anni in cui si cominciava anche in Italia a parlare di caccia alle streghe e in cui bastava pochissimo perché le donne, e di certo non le più stupide, venissero considerate causa di sventure e in combutta con il diavolo. 
Il fascino della storia si deve anche al mistero del fantasma che sembra abitare ancor oggi la rocca. Quella di Azzurrina non è solo una storia fantasmi, racchiude in sé anche una profonda riflessione sul rapporto dell’uomo con la morte e con il diverso, sulla lotta che in ogni epoca individui di qualsiasi sesso ed età hanno dovuto affrontare per poter affermare la propria indipendenza, la propria personalità, la propria diversità.

LO SPETTACOLO
La scena si presenta pulita e minimale, dove ciascun oggetto presente ha un significato e un ruolo preciso che evolve nel susseguirsi della narrazione. Un telo bianco lungo otto metri attraversa lo spazio. È la strada che condurrà lo spettatore al castello, ma in un attimo si trasforma e diventa paesaggio, oggetto scenico, personaggio.
Guendalina è presente, la testa lignea che la rappresenta, prende vita, scopre di essere fantasma ed esplora ciò che resta del proprio corpo, della propria casa, dei propri ricordi. Incontra lo sguardo della manipolatrice e il rapporto tra animatore e oggetto animato diventa specchio del rapporto tra l’uomo e la morte. Dopo un momento di timore, di repulsione, di lotta, l’attrice accetta la presenza del fantasma, lo accoglie tra le sue braccia e accetta di dargli voce, perché possa finalmente condividere la sua storia. Lungo quella strada bianca, comincia così un viaggio nei ricordi della bambina, di cui vengono rievocate l’infanzia, la reclusione, la paura e la speranza.
L’uso di vari strumenti del teatro di figura in commistione con l’utilizzo di musiche originali e di tecniche di danza e teatro fisico rendono la narrazione coinvolgente e ne arricchiscono il fascino cercando di ricostruire l’atmosfera di mistero e a-temporiltà del castello di Montebello, ma con la ferma volontà di dare vita a una storia che sappia parlare prima di tutto al presente.

LA COMPAGNIA
La Coppelia Theatre, fondata dalla marionettista Jlenia Biffi, è attiva dal 2010 sulla scena teatrale internazionale con un tipo di indagine che è unica nel suo genere e che si pone al confine tra teatro e cinema d’animazione, tra arte e scienza; congiungendo tradizionali tecniche costruttive e moderna sperimentazione ingegneristica. La compagnia collabora con registi, ingegneri, videomaker, scenografi e musicisti per la realizzazione dei propri spettacoli nella comune convinzione della trasversalità dell’esperienza artistica. Alla base della sua poetica c’è la costante ricerca di una comunione tra poesia, in tutte le sue forme, e tecnologia, attraverso la creazione di spettacoli senza parole, con musiche originali, all’interno dei quali l’emotività, l’immediatezza del rispecchiamento del pubblico rivestono un’importanza fondamentale. La compagnia risiede in Toscana, dove ha aperto dal 2015 un laboratorio artistico e multimediale finalizzato alla costruzione di macchine sceniche per il cinema ed il teatro e alla promozione dell’arte ed i media come strumenti creativi, educativi e di comunicazione.

                                                

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