GIULIANO SCARPINATO/WANDERLUST TEATRO

in residenza nei nostri spazi > marzo '18

OVID HOTEL 
regia Giuliano Scarpinato

 

Dal film alla scena
Ovid Hotel nasce dal desiderio di lavorare su una scrittura contemporanea pensata per il cinema , ma di forte ascendenza teatrale: quella cioè di Efthymis Filippou e Yorgos Lanthimos, sceneggiatori del film del 2015 “The lobster”.
L’intreccio del film si colloca al crocevia tra melò, fantascienza e noir. In un prossimo futuro distopico, uomini e donne single di un’imprecisata comunità vengono condotti in un hotel e costretti a trovare, entro quarantacinque giorni, un compagno o una compagna con cui fare coppia; per trovare l’anima gemella è necessario condividere un difetto fisico, un’abitudine, una nevrosi, qualunque cosa possa essere dimostrata con prove tangibili. Coloro che riescono nell’impresa potranno lasciare l’albergo ed essere riaccolti dalla comunità; chi invece allo scadere dei 45 giorni sarà ancora “solitario”, verrà trasformato in un animale a sua scelta. Ad abitare l’hotel è una galleria di personaggi malinconici e stralunati: David - protagonista del film - un uomo sulla quarantina che, lasciato dalla moglie, viene “deportato” insieme al suo cane, e poi ancora “la direttrice dell’albergo”, “l’uomo zoppicante”, “la donna senza cuore”, “l’uomo con la zeppola”, e molti altri, allo stesso modo denominati dal loro tratto distintivo.
Per “Ovid Hotel” la sceneggiatura di “The lobster” vuole essere un punto di partenza, ma non di arrivo. Del film mi seduce in primo luogo il modo surreale, grottesco, di dar corpo ad una riflessione sull’amore, sulla dipendenza affettiva, sulla definizione del sé in base all’altro: un tema, questo, che da sempre mi abita con urgenza, dal punto di vista artistico e personale.
Ad affascinarmi è poi l’ambiente creato dai due artisti greci: l’hotel, luogo in cui le esistenze transitano e a volte si confinano, spazio in cui si interrompe il flusso quotidiano della vita, dove esseri animati e inanimati assumono nuovo valore e nuova forma.
Terzo importante elemento del racconto è per me il rapporto tra uomini e animali: un rapporto speculare, transustanziale, che mi fa pensare a Le metamorfosi di Ovidio, “poema dell’adolescenza” – come lo definisce Vittorio Sermonti – in cui uomini e donne mutano a ritmo forsennato in animali, piante, minerali, rincorrendosi l’un l’altro in una quěte senza fine.
Vorrei che questi tre elementi venissero a confluire nella creazione dello spettacolo.

Un mito “surrogato”
Immagino di ricreare l’hotel tratteggiandone, con pochi elementi, gli ambienti essenziali: la hall - luogo di arrivi, partenze, feste – e le stanze, misteriose, cristallizzate in una luce senza tempo. All’interno di queste si muoveranno coppie di amanti, o aspiranti tali, colte in un momento “fatale” della propria storia; quello in cui uno dei due sta per diventare, o è già diventato, qualcosa di diverso che l’altro non può più afferrare, come l’acqua, o con cui non può più dialogare, come un animale di un’altra specie. Una giostra, quella che penso per performer e spettatori, che come nel “Girotondo” di Arthur Schnitzler, ci lascia intravedere i protagonisti in momenti diversi, per rapide pennellate, a volte in simultaneità.
Nelle metamorfosi che fatalmente toccano ai protagonisti mi piacerebbe riportare quel miscuglio indistinto tra i regni divino, umano, animale e immateriale che Ovidio lascia lussureggiare nel flusso continuo del suo poema; mi piace pensare, in questo, ad un mito “surrogato”, confinato, liofilizzato nello spazio angusto, nei materiali sintetici, negli oggetti senza storia di una camera d’albergo. Ecco allora che “la donna che ama i biscotti al burro” può mutare in acqua e rovesciarsi su una moquette, ecco che “l’uomo balbuziente” può ritrovarsi a parlare tra le lacrime ad un uccello impagliato, o ad un potus dalle foglie luccicanti, che prima era il suo amore in carne ed ossa.

All’incrocio dei generi
Immagino Ovid Hotel come una creazione in cui far confluire generi diversi: la prosa senz’altro, ma anche il teatro d’immagine, la danza o la stand up comedy. La musica, eseguita dal vivo, costituirà un collante tra le forme; penso ad una piccola orchestra onnipresente sulla scena, che svolga quasi la funzione di un coro da tragedia greca, un occhio orwelliano che tutto sorveglia. Indispensabile sarà poi il lavoro sul corpo dei performer: vorrei spingermi in un’esplorazione che vada oltre il sentire e la percezione umani, e sconfini in altre forme ed essenze. Vorrei vedere in scena amori che rasentano il freakshow, passioni che sconfinano nell’assurdo; vorrei che il paradosso dell’amore prendesse sostanza ben oltre l’incomunicabilità tra uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna, e sconfinasse, attraverso le metamorfosi, su animali, cose ed elementi naturali.

Itinerario di lavoro
Penso alla creazione di Ovid Hotel come ad un percorso di almeno un anno, diviso in tappe e dalla natura nomade; mi piacerebbe che il progetto si nutrisse dell’esperienza di incontri e laboratori da svolgere in Italia ma anche all’estero, in particolar modo in Francia e Belgio. Anche in questo mi piacerebbe attribuire al progetto un carattere “ibrido” e “mutante”, che possa cioè attraversare lingue, forme, personalità del tutto diverse: un percorso artistico ed esperienziale nuovo e indefinito, con una vocazione al rischio e al pericolo.

Bio
Giuliano Scarpinato (Palermo 1983) è attore, regista e drammaturgo. Nel 2006 si laurea in lettere moderne con una tesi sul teatro di Pier Paolo Pasolini. Nel 2009 si diploma presso la scuola per attori del Teatro Stabile di Torino fondata da Luca Ronconi e diretta da Mauro Avogadro. Studia inoltre con Antonio Latella, Marco Baliani, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Alfonso Santagata, Mimmo Cuticchio, Susan Batson. In teatro lavora come attore, tra gli altri, con John Turturro (Italian Folktales), Carlo Cecchi (La dodicesima notte), Giancarlo Sepe (Jekyll e Hyde), Emma Dante (Verso Medea, La muta di Portici, Feuersnot), Andrea Baracco (Edipo re), Glauco Mauri (Edipo a Colono), Marco Baliani (Un paese di nuvole e fiori), Cristina Pezzoli (Antigone), Carmelo Rifici (Fedra), Mauro Avogadro (L’incorruttibile, Tre De Musset). Nel 2011 riceve la segnalazione speciale della giuria al Premio Hystrio alla vocazione. Come regista debutta nel 2009, dirigendo i suoi colleghi di corso al Teatro Stabile di Torino in un allestimento de I ciechi di Maeterlink che va in scena per il Festival delle Colline Torinesi. Da qualche anno lavora nell’ambito del teatro ragazzi. Nel 2012 è finalista al Premio Scenario Infanzia con lo spettacolo La fortuna di Philèas, liberamente tratto dal libro illustrato “La grande fabbrica delle parole” di Agnes Delestrade e Valeria Docampo. Nel 2014 vince il Premio Scenario Infanzia con lo spettacolo Fa’afafine - mi chiamo Alex e sono un dinosauro, incentrato sulla vicenda di un “gender fluid child “ e dei suoi genitori; lo spettacolo, insignito del premio per aver affrontato, per la prima volta nel teatro ragazzi italiano, il delicato tema della diversità di genere, riceve in seguito anche il prestigioso Premio Infogiovani 2015 al Festival Internazionale del Teatro di Lugano, e l’Eolo Award 2016 come miglior spettacolo di Teatro Ragazzi e Giovani dell’anno. Fa’afafine, diventato una co-produzione CSS Udine / Teatro Biondo Palermo, è nel 2016/17 al suo secondo anno di tournèe. Lo spettacolo è candidato al Premio ReteCritica 2016. Nel 2015 dirige Elettra di Hugo von Hofmannsthal per il festival “Dionisiache”, nella cornice del Tempio Dorico di Segesta; lo spettacolo è occasione per dar vita alla compagnia Wanderlust Teatro, fondata insieme a Giulia Rupi, Francesca Turrini, Elio D’Alessandro, Raffaele Musella. Nel 2016 lo spettacolo vince il Premio Attilio Corsini nell’ambito della rassegna “Salviamo i Talenti” - Teatro Vittoria di Roma e torna alle Dionisiache sul palco del Teatro Greco di Segesta.
Ancora nel 2016, per la rassegna Trend diretta da Rodolfo di Giammarco, dirige l’attrice Elena Arvigo nel monologo A girl is a half formed thing di Eimar MacBride, per la prima volta presentato in Italia. Nel 2017 lavora come drammaturgo e regista a due nuovi progetti: Alan e il mare (produzione CSS Udine/Accademia Perduta della Romagna, in tournèe nel 2018), dedicato al piccolo profugo siriano Alan Kurdi, e Se non sporca il mio pavimento – un mélo (produzione Wanderlust Teatro), ispirato al recente caso di cronaca nera italiana dell’omicidio Rosboch, che debutta al Romaeuropa Festival. Il 2018 lo vedrà impegnato in due nuovi progetti. Ovid Hotel , liberamente tratto dal film del 2015 “The Lobster” di Yorgos Lanthimos ), recente vincitore del bando di residenza “Forever Young” alla Corte Ospitale di Rubiera, attraverserà varie fasi di realizzazione che si svolgeranno tra Italia, Francia e Belgio. ‘A supirchiarìa – indagine su Leonardo Sciascia sarà invece una riscrittura a partire dai testi dell’autore siciliano, e debutterà in aprile al Teatro Di Marsala.

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