Occhi sul mondo | Frankie

in residenza artistica | febbraio '18

“Non ho tempo, non ora, lasciami stare”. Queste frasi, a volte, risuonano come colpi al cuore di un bambino che non ha la conoscenza per comprendere, ed esplodono dalla bocca di un adulto che non ha tempo di spiegare. E accade che il sole si nasconde dietro le nuvole e che i pastelli non hanno più un bel colore.

drammaturgia di Daniele Aureli e Massimiliano Burini
con Daniele Aureli, Amedeo Carlo Capitanelli e Greta Oldoni - marionetta, maschera e disegni di Mariella Carbone
tutoraggio alla marionetta e studio del movimento a cura di Damiano Privitera - dramaturg Giusi De Santis
regia video e assistente alla regia di Matteo Svolacchia - assistente volontario Matteo Fiorucci
regia di Massimiliano Burini - produzione Teatro del Buratto, Fontemaggiore
con il sostegno di La Corte Ospitale - progetto residenziale 2018, Corsia Of, Centrodanza Spazio Performativo Perugia
si ringrazia il Teatro Stabile dell'Umbria per i costumi e gli elementi di scena, il Museo del Gioco e del giocattolo di Perugia per i giocattoli d'epoca.


SINOSSI
Una famiglia si trasferisce e cambia città.
Il Padre si chiama Victor, ed è un medico; la madre, Mary ed è una scrittrice. La loro figlia ha sei anni, non sappiamo il suo nome. Sappiamo solo che è una bambina.
Il padre e la madre, dopo un primo momento di assestamento nella nuova casa, con il passare dei giorni ritornano nella routine giornaliera, e presi dal lavoro e dalla frenesia della vita, trascurano il rapporto con la bambina, che, non avendo ancora nuovi amici, si sente sola; così, lei passa il tempo a giocare con un cavallino e a disegnare. Disegnare. Disegnare.
Un giorno, la bambina, grazie ad un foglio, una penna e un po' d'inchiostro disegna Frankie, il suo amico immaginario. Un testone enorme, un occhio grande, una specie di pesce in testa e un naso a patata. Frankie sembra un mostro, ma non lo è. Sembra brutto, ma non lo è. È qualcosa da conoscere. È qualcuno da scoprire.
In quel personaggio, creato dall'incontro della sua solitudine e della sua immaginazione, c’è tutto. Parla poco, come lei. Quasi niente, come lei. E’ alto un metro e ancora tanto, come il padre; è creativo e sorridente, come la madre. È l’amico che tutti vorrebbero. Quella strana e buffa creatura è in realtà un'anima nobile, alta, educata ed è il primo ad avere paura. Paura del non conosciuto. E sarà proprio la bambina ad avere cura di lui e a tendergli la mano verso un amicizia da scoprire. I genitori però non lo vedono, e a tratti non vedono neanche la loro figlia, rapiti dal lavoro e dal fare, fare, fare. E arriverà così una crisi, e arriverà un cambiamento. E Frankie, finito il suo tempo, ad un certo punto dovrà andar via. Forse per sempre.

APPUNTI DI LAVORO
Questo lavoro ha preso ispirazione e dei riferimenti dall'opera letteraria di Mary Shelley e dalla sua vita. I temi della diversità, della paura e della solitudine che sono emersi da uno studio approfondito ci hanno guidato nella costruzione di una drammaturgia per l'infanzia e per la famiglia. Abbiamo cercato di raccontare una storia attraverso gli occhi di una bambina e il suo rapporto con gli adulti e l'immaginazione. È la bambina/marionetta il fuoco intorno al quale ruota il lavoro, e quel mondo meraviglioso che contraddistingue le prime fasi della vita nelle quali il silenzio lo separa dal resto lasciando spazio alla fantasia.
Nello spettacolo la maschera/Frankie prende il posto del legame genitore-figlio, sia per lenire l'angoscia derivante dalla separazione genitoriale, sia per sperimentare, per la prima volta, una relazione d'affetto con un altro diverso da sé. Nello stesso tempo è ancora frutto del suo mondo interiore, dei suoi sentimenti, del suo sé, anche se materializzato in un corpo umano/disumano. Lo studio e l'utilizzo di una maschera e di una marionetta in questo lavoro amplifica il processo di identificazione / proiezione / distacco.

 

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