Teatro Herberia
giovedì 4 dicembre 2008, ore 21
Gabbiano - il volo
da Anton Cechov
Gabbiano/Il volo rappresenta il terzo capitolo del progetto ri-scritture, realizzato dal drammaturgo e regista Leo Muscato, e preceduto dagli spettacoli Romeo & Giulietta, nati sotto contraria stella e Casa di bambola, L'altra Nora.
Ri-scritture chiede soccorso ai grandi autori del passato e alle storie che li hanno resi immortali, si interroga sui requisiti che le hanno rese tali e prova a traslarle nel tempo e a renderle storie necessarie oggi. Dopo Shakespeare e Ibsen, è ora la volta di Cechov con Il Gabbiano, una delle opere più rappresentate al mondo.
L'opera ha come sfondo la provincia russa, dove ogni cosa agonizza e naufraga, dove la vita impigrisce e gli uomini istupidiscono. Nella versione di Leo Muscato, i protagonisti di questa storia vivono isolati in un luogo astratto, ricordo di un teatro in bilico tra il cielo e il mare.
Lo spettacolo, nel suo aspetto formale, esplora l'aspetto tragicomico del mondo creato da Cechov, astenendosi da ogni principio di credibilità legato al naturalismo della quarta parete. Tenta di sviluppare un discorso sul teatro, oggi; sulla necessità di farlo e di vederlo. Si avvale di interpreti provenienti da nazionalità diverse; ognuno di loro è un' "eccellenza" di generi teatrali differente: prosa, teatro danza, clownerie, canto lirico, eccetera.
"Questo perché crediamo nelle alchimie generate dalle diversità. Intendiamo evocare un mondo in cui possa risultare credibile qualunque sentimento scaturisca dall'animo umano, indipendentemente dal colore della pelle che lo contiene e dalla lingua che lo esprime. Continuiamo a credere che in una rappresentazione teatrale nulla sia più importante delle persone di cui è fatta; e quando queste hanno il coraggio di mettersi completamente in gioco, tutti gli assurdi della vita iniziano a diventare credibili, fino al punto di riuscire a parlare anche di ciò che è difficile persino da nominare."
Ri-scritture chiede soccorso ai grandi autori del passato e alle storie che li hanno resi immortali, si interroga sui requisiti che le hanno rese tali e prova a traslarle nel tempo e a renderle storie necessarie oggi. Dopo Shakespeare e Ibsen, è ora la volta di Cechov con Il Gabbiano, una delle opere più rappresentate al mondo.
L'opera ha come sfondo la provincia russa, dove ogni cosa agonizza e naufraga, dove la vita impigrisce e gli uomini istupidiscono. Nella versione di Leo Muscato, i protagonisti di questa storia vivono isolati in un luogo astratto, ricordo di un teatro in bilico tra il cielo e il mare.
Lo spettacolo, nel suo aspetto formale, esplora l'aspetto tragicomico del mondo creato da Cechov, astenendosi da ogni principio di credibilità legato al naturalismo della quarta parete. Tenta di sviluppare un discorso sul teatro, oggi; sulla necessità di farlo e di vederlo. Si avvale di interpreti provenienti da nazionalità diverse; ognuno di loro è un' "eccellenza" di generi teatrali differente: prosa, teatro danza, clownerie, canto lirico, eccetera.
"Questo perché crediamo nelle alchimie generate dalle diversità. Intendiamo evocare un mondo in cui possa risultare credibile qualunque sentimento scaturisca dall'animo umano, indipendentemente dal colore della pelle che lo contiene e dalla lingua che lo esprime. Continuiamo a credere che in una rappresentazione teatrale nulla sia più importante delle persone di cui è fatta; e quando queste hanno il coraggio di mettersi completamente in gioco, tutti gli assurdi della vita iniziano a diventare credibili, fino al punto di riuscire a parlare anche di ciò che è difficile persino da nominare."
Leo Muscato
Uno spettacolo splendido, di forte impatto, molto poetico, divertente, di notevole rilevanza simbolica ma immediato, iconico. In un momento difficile, in cui si cerca di avere tutto e subito e le parole si fanno confuse, questo è uno spettacolo importante perché mira all'essenziale e con il tempo giusto: il tempo interiore. Il tempo di vivere. Il tempo di amare. Il tempo di volare? No, volare è impossibile. Se non a teatro con Leo Muscato.
Francesco Rapaccioni, su www.teatro.org

