La Corte Ospitale

L'AGGANCIO
Teatro Herberia

domenica 11 aprile 2010, ore 21.00

L'AGGANCIO

dall'omonimo romanzo di Nadine Gordimer
drammaturgia e regia Serena Sinigaglia
con Fausto Russo Alesi e Mariangela Granelli
produzione A.T.I.R. - Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca
da un progetto di "Dedica Festival Pordenone"
Andiamo in un altro paese... Tutto il resto va da sé... tu dì solo sì

William Plomer


La Gordimer affronta due temi centrali dell'uomo contemporaneo e dell'umanità in genere: l'amore e la diversità. Lo fa sul piano esistenziale, il solo piano degno di nota, in un mondo, come il nostro, alla deriva, e privo, assolutamente, disgraziatamente e tristemente privo di riferimenti politici.
Lo scontro tra culture diverse (quella occidentale, rappresentata, almeno in apparenza, da lei, Julie Summers, quella "islamica", rappresentata, sempre in apparenza, da lui, Abdu) è uno scontro profondo, che affonda le radici nella storia passata, storia millenaria di conquiste e sconfitte, di tradizioni solide come la roccia e come la roccia inscalfibili e in un presente, invece, che sovverte l'ordine naturale delle cose, un presente paradossale che porta loro a desiderare noi e noi, forse inconsapevolmente, a desiderare loro. Come se la vittima volesse farsi carnefice e il carnefice volesse farsi vittima, in un gioco misterioso di attrazione e repulsione. Solo l'amore, forza ancestrale e cieca, rivoluzionaria sempre, può, per un istante, per un istante sublime, rompere le barriere che ci dividono e farci dimenticare le paure e farci sentire uguali, un solo corpo, lo stesso respiro, lo stesso piacere sfrontato, la stessa gioia spensierata. L'amore può, sì. Ma non può durare. Ed è proprio sulla durata, sulla possibilità di costruire un futuro, che si gioca la partita più importante, quella dell'integrazione, del dialogo, dell'incontro vero. La partita che dovrebbe essere della politica ma dalla quale la politica troppo spesso si sottrae, impotente e irresponsabile come sempre.
Può esserci oggi una reale fusione fra culture antagoniste?
Può esserci oltre che il rispetto, un processo credibile e duraturo d'integrazione per gli stranieri di ogni paese?
Ho voluto che l'allestimento fosse di una semplicità disarmante.
Ho voluto affidarmi alla forza del testo (e della storia che racconta) e a due bravi attori, capaci di fare il resto, capaci, intendo, di dare corpo, voce, umori ai due protagonisti, a lui e a lei, al loro imprevisto e imprevedibile folle amore.
La riduzione drammaturgica è stata fatta all'insegna dell'assoluto rispetto della fonte; ho dunque sostanzialmente tagliato e riadattato (con la maggiore delicatezza e sobrietà possibile) il romanzo, riunendo sui soli due protagonisti le fila di un racconto che ovviamente la Gordimer affida a più voci.
Ancora una volta ho scelto lui e lei, per raccontare il tutto, e l'ho fatto perché penso che lì è il cuore stesso della vicenda, l'anima più profonda di questo bel romanzo di Nadine Gordimer.
Romanzo necessario, un vero "pop d'autore", come il teatro in cui credo.

Serena Sinigaglia


Basta una scena essenziale composta di pochi elementi, qualche bidone e qualche suppellettile, per creare la giusta atmosfera e magari una colonna sonora catturante e bastano due attori non mancanti di talento, dotati di una profonda carica di verità, per raccontarci una storia d'amore e di diversità che va diretta al cuore. Per dare vita a un esempio di teatro autentico capace di conquistare la nostra coscienza.
Domenico Rigotti, Sipario


 

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