Franky

ANTEPRIMA NAZIONALE

Data spettacolo

19

febbraio
2018

Teatro Herberia

Ore: 10:30

adattamento e sceneggiatura Massimiliano Burini e Daniele Aureli
drammaturgia sonora Nicola Frattegiani
musiche originali composta da Ivan Talarico e Giulia Zeetti
costumi Alessia Araminelli
maschere e marionette ibride Mariella Carbone
scene Francesco Marchetti
video e assistenza alla regia Matteo Svolacchia
coreografie Debora Renzi
con Greta Oldoni, Amedeo Carlo Capitanelli
regia Massimiliano Burini
produzione Occhisulmondo
in collaborazione con La Corte Ospitale - progetto residenziale 2017

Frankie, marionetta ibrida in cui l’attore/bambino entra come fosse un costume e in cui parti del corpo dell’uno sono parti del corpo dell’altro.

Età consigliata dagli 8 anni
Durata 45 minuti
Teatro d’attore, immagini, muppets e oggetti

Ci sono storie radicate profondamente nella cultura e così spontanee alla mente da sembrare naturali, indiscutibili, innate. Sono storie eterne perchè senza memoria; sviluppate nel tempo del Mito si trascinano invisibili di generazione in generazione. Chiamate da Jung archetipi vengono continuamente riplasmate, anche in epoche moderne, senza perdere il loro alone di immortalità.
Qui sta forse il segreto nascosto del Frankenstein di Mary Shelley, madre di fantascienza. L’opera di Shelley è nata come storia di orrore e parla di passioni umane, di convenzioni sociali, di scienza e di solitudine, tanta solitudine. Tutto il romanzo è permeato dalla filosofia di Rousseau secondo la quale l’individuo nasce naturalmente in una condizione d’innocenza che viene corrotta nel suo confrontarsi con e nella società. Non è un caso che l’educazione della “creatura” segua esattamente le fasi dell’ Emilio, il trattato del filosofo francese sull’educazione, che Mary Shelley conosceva a fondo.
Frankenstein è un romanzo di passioni umane e di solitudine.
Il “mostro” è in realtà un’ anima nobile, alta, educata. La solitudine è la condizione esistenziale di maggiore inquietudine che il “mostro” possa percepire e il romanzo di Shelley ci mette in guardia da noi stessi: non è la scienza a creare il mostro ma l’ esclusione sociale e la paura del diverso.
Questo lavoro partendo dal romanzo di Shelley, sposta lo sguardo sul mondo dell'infanzia, cercando di raccontare la storia attraverso gli occhi di un bambino alle prese con la solitudine e l'isolamento dalla società. E' il bambino il fuoco intorno al quale ruota il lavoro, e quel mondo meraviglioso che contraddistingue le prime fasi della vita nelle quali il silenzio lo separa dal resto lasciando spazio all'immaginazione e alla fantasia.
Nello spettacolo “L’oggetto FRANKIE” prende il posto del legame genitore-figlio, sia per lenire l'angoscia derivante dalla separazione genitoriale, sia per sperimentare, per la prima volta, una relazione d’amore con un altro diverso da sé.
Nello stesso tempo è ancora frutto del suo mondo interiore, dei suoi sentimenti, del suo sé, anche se materializzato in un corpo umano/disumano. Lo studio e l'utilizzo di maschere e di marionette ibride amplifica il processo di identificazione/proiezione/distacco.

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