Caino e Abele

Data spettacolo

7

marzo
2018

Teatro Herberia

Ore: 10:30

di Manuela Capece e Davide Doro
con Florian Piovano/Manuel Dinardo ed Emanuele Segre
una produzione compagnia RODISIO/TAK Theater Liechtenstein
in collaborazione con Festival Resistere e Creare (Genova) /Fuori Luogo Auditorium Dialma Ruggiero (La Spezia)
un ringraziamento a Balletto Civile e Trickste

Raccontiamo questa storia con la break dance, una danza di strada, una street dance che affonda le sue radici nella ribellione degli anni 70,
che gioca con il ritmo, che mescola e ricrea stili differenti.
La break dance è espressione libera, è un corpo giovane in una strada affollata.
È un modo di ballare che rompe le regole e ne inventa di nuove.

Età consigliata dai 6 anni
Durata 45 minuti
Teatro danza - break dance

Questa storia antica, semplice e crudele ci serve, perché ritroviamo in questa storia lontana qualcosa di oggi.
La raccontiamo priva dei suoi aspetti religiosi, prendendo dalla Bibbia e dal Corano i passaggi fondamentali di un intreccio topico, per arrivare ad una narrazione simbolica e contemporanea.
Caino e Abele sono due ragazzi, come tutti i giovani sono forti e belli, pieni di entusiasmo ed energia. E come tutti i giovani devono ancora imparare tutto della vita, guardano il mondo con occhi curiosi e braccia impazienti, le loro gambe non si fermano mai. Ascoltano, guardano, sentono tutto, sentono il ritmo della terra, sentono il beat, Caino e Abele sono due giovani breakers. Accostiamo a questa danza grezza molte parole, alcune domande, tantissime immagini.
Immagini di un’arte grezza e terrestre tanto quanto questa danza di strada. Rubiamo all’Art Brut, all’arte primitiva e aborigena, alla street art, al graffitismo americano, europeo, sudamericano, alla Pop Art. Tantissime immagini a tratti rozze e infantili, a tratti crude, ironiche e grottesche. Da Carlo Zinelli all’arte grezza giapponese, da Basquiat a Yayoi Kusama. Siamo alla ricerca di altre parole, di suggestioni, di immagini evocative che ci parlano di forti sentimenti.
Della nascita, dell’uomo, del rapporto con gli altri, con il mondo animale e la natura. Opere molto diverse tra loro che ci aprono ad un immaginario ibrido. A volte espressioni di spiriti sensibili, naif, fragili e appassionati.
Opere di deboli, esclusi, emarginati.
Perdenti.
Questa storia racconta di un vincitore e di un perdente.
Caino e Abele si vogliono bene, perché sono fratelli, e come tutti i fratelli, giocano, combattono, si aiutano, spesso stanno da soli, ma poi si guardano, ridono e tornano vicini.
Poi, come nella vita di tutti, arriva il giorno di una prova, una sfida, forse un rito che segna il loro passaggio all’età adulta.
Vince Abele, Caino perde.
E così, la prima cosa che Caino pensa è uccidere il fratello.
Compie un’azione violenta e irrimediabile e si dispera per sempre.
Questa storia ci serve perché ci fa ricordare.

Ci serve per parlare di amore fraterno, di quanto si può imparare da una sconfitta, di nuove possibilità da trovare, di crescita, di cosa vuol dire vivere insieme, essere insieme.
E forse un po’ anche di pace.

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