Play with me

fascia d'età dai 6 anni in su

Data spettacolo

21

gennaio
2020

Teatro Herberia

Ore: 10:30

Qual è oggi il confine tra la realtà, quella dove si fa esperienza, e il gioco digitale?

Che fine ha fatto il gioco, quello a due o a molti più s’intende, dove si è cacciata l’avventura? Costruiremo lo spettacolo partendo da queste riflessioni e cercheremo spunti d’improvvisazione che possano rendere fertile l’azione comunicativa. Useremo la parola il meno possibile, solo quando sarà necessario. Racconteremo la storia di due ragazzi che non sanno a che cosa giocare, che giocano senza sudare e a testa china. Riscoprire la dimensione del gioco significa riscoprire il corpo perciò prediligeremo il linguaggio della danza.

Coreografia Marta Bevilacqua - in scena Valentina Saggin, Alessandro Maione - disegno luci Daniela Bestetti - produzione Compagnia Arearea

*Spettacolo inserito nell’ambito del percorso di educazione allo sguardo “Crescere spettatori”

Che cosa è “Crescere spettatori”?

Un percorso di allenamento alla visione e di educazione dello sguardo pensato primariamente per studenti e studentesse delle scuole secondarie e primarie, da realizzare in dialogo con i professori e con i responsabili dei teatri cittadini. L’obiettivo ideale a cui tendiamo è la possibilità di sollecitare la nascita di immaginari alternativi, attivando nei giovani un cambio di prospettiva che permetta loro di guardare al di là e al di fuori dell’ordine prestabilito. Per riappropriarsi di uno sguardo critico, cerchiamo di smontare insieme ai ragazzi tutti quei meccanismi che sottendono l’ideazione, la divulgazione, la realizzazione dell’opera d’arte. Guardare un’opera d'arte, descriverla, analizzarla e interpretarla come “banco di prova” per mettere in atto tali azioni anche nella vita quotidiana, nella società. Ma queste azioni senza la testimonianza restano mute, e faticano a diventare esperienza. Quando ci si assume la responsabilità del racconto, quando cioè si rielabora quanto si vede in una presa di parola pubblica e che passa attraverso il proprio corpo e pensiero, è in quel momento che la visione può diventare esperienza, e così restare impressa nella memoria, non venire dimenticata, dunque trasmettersi in forme e modi diversi. 

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