Cantiere aperto Della Madre

Mario Perrotta - ANTEPRIMA

Data spettacolo

17

dicembre
2019

Teatro Herberia

Ore: 21:00

uno spettacolo di Mario Perrotta
consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati
con Mario Perrotta, Paola Roscioli
aiuto regia Yasmin Karam
scene Mario Perrotta, Sabrina Beretta 
realizzazione Fabrizio Magara, Maria Isabel Anaya  
costumi Sabrina Beretta
video artist Hermes Mangialardo 
effetti speciali Laura Soprani, IMA Sfx Studios 
foto Luigi Burroni
organizzazione Permàr
in collaborazione con DUEL
produzione Teatro Stabile di Bolzano, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

Note di drammaturgia
Madre che possiede.
Madre che è madre perché mette al mondo. E questo basta.
Madre che sa - non potrebbe non sapere - cosa è giusto e cosa non lo è per i suoi figli.
Madre che sa.
E se non sa, madre che gruppi di madri su WhatsApp.
Madre che crede di sapere come sarà dopo, una volta fuori, sgusciato dall’utero. Madre
che il naturopata mi ha detto che il parto in casa come una volta. Madre che nessuno mi
ha detto che saresti stato diverso da come ti avevo immaginato.
Madre che ciao ragazze condivido la foto del parto, secondo voi mi somiglia?
Madre che abbraccia questo sconosciuto, madre che abbraccia forte, che stringe quasi
a soffocare, madre che figlio mio resta qui tra le mie braccia, anche senza fiato, resta qui
e non parlare. Che ti voglio immaginare come dico io.
Madre che ho letto su internet che si muore, di vaccini si muore. Madre che ragazze ma voi
lo usate il latte vaccino?
Madre che resta qui tra le braccia, senza parlare, che ti sto proteggendo dal mondo, figlio,
figlia mia.
Perché io so, non posso non sapere.
E tu guardami fare, guarda il tuo faro, impara a fare. Come la mamma, a fare.

Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura intoccabile della Madre - almeno per come la viviamo nel nostro paese.
Una figura che - nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni - ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo.
Al centro di tutto questo, ancora una volta, figlie e figli silenti, assenti fisicamente dalla scena ma perni assoluti della vicenda narrata.
Mario Perrotta


La maternità non è un’esperienza di centramento ma di decentramento. È la gioia nel
vedere il proprio frutto imparare a camminare o a parlare, nel vederlo entrare nel mondo.
Ma quando la maternità diventa patologia si passa dalla madre simbiotica dell’epoca
patriarcale - la madre che non lascia andare il proprio figlio, la madre del sacrificio che
vive la propria maternità come cancellazione della donna e dei suoi desideri - alla madre
narcisistica, che vive la maternità come un handicap, una lesione, una ferita al proprio
essere donna. Il figlio non è più ciò che completa il suo essere ma è vissuto come un
ingombro alla propria affermazione personale. Mentre nella madre patriarcale la madre
uccide la donna, nella madre ipermoderna e narcisistica è la donna che uccide la madre.
Il teatro di Mario Perrotta sarà l’occasione per mostrare le metamorfosi contemporanee
della figura materna insieme però a ciò che della madre rimane al di là della storia; la sua
funzione fondamentale nel garantire la trasmissione del sentimento della vita da una
generazione all’altra; il simbolo di una cura che sa essere ogni volta particolare e mai
anonima.
Massimo Recalcati