Il Dito

Leonardo Lidi

Data spettacolo

16

febbraio
2020

Teatro Herberia

Ore: 21:00

di Doruntina Basha
traduzione dalla lingua serba di Elisa Copetti
adattamento e regia di Leonardo Lidi
con Elena Aimone, Noemi Apuzzo, Giulia Salvarani, Giuliana Vigogna
consulenza ideazione scene Nicolas Bovey
consulenza costumi Aurora Damanti
responsabile tecnico Guido Pastorino
produzione La Corte Ospitale

testo inedito per l’Italia.

Si ringrazia la scuola tradizionale di kung fu sifu Cangelosi per la gentile concessione ad utilizzare e riadattare forme di kung fu della scuola

Il dramma prende forma nel 2011 a partire da un lungo progetto di ricerca sulle storie delle famiglie, che durante la guerra in Kosovo del 1998-1999 hanno avuto un famigliare scomparso. La ricerca parte dal fatto che la maggior parte delle famiglie albanesi kosovare ha una persona cara scomparsa, uomini soprattutto, prelevati dalle loro case e condotti in luoghi sconosciuti da militari e paramilitari. Un’eredità della guerra che permea la società contemporanea kosovara e che accomuna per certi versi il Kosovo all’Egitto e al Messico dei nostri giorni. A partire dalle storie delle famiglie intervistate, l’autrice Doruntina Basha si confronta con il tema delle sparizioni forzate, e raccoglie un altro materiale prezioso: storie di donne che raccontano la propria vita nella famiglia contemporanea. Ne ricava un’indagine sulla condizione femminile in una società profondamente ancorata alla tradizione che usa le sue norme come strumenti per elaborare le sparizioni. Basha costruisce così un testo stratificato nel quale due sono le protagoniste: Shkurta, la nuora, e Zoja, la suocera. Le due donne convivono, sole, in attesa che il marito dell’una, e figlio dell’altra, ritorni a casa. Cucinano il suo piatto preferito, ciascuna convinta di essere l’unica a conoscerlo veramente. Shkurta è irrequieta, mal sopporta la suocera e i suoi maltrattamenti; Zoja porta il fardello di questa nuora indesiderata da custodire fino al ritorno del figlio. Il giovane però non ritornerà: è scomparso dieci anni prima, in una sera come quella e la cena che stanno preparando è destinata a un desaparecido. Il loro è soltanto un rito che si rinnova però ogni anno, con l’arrivo della nuova stagione e delle piogge, con la preparazione delle valigie per sfuggire all’inondazione. Un incidente durante la preparazione della cena scatena lo scontro tra le due: la giovane rivendica la propria libertà e la volontà di ricrearsi una vita accettando il fatto di essere certamente vedova; la suocera cinquantenne, in lotta con l’evidenza della morte del figlio, non si rassegna e mantiene caparbiamente l’equilibrio perpetuando le norme della società arcaica e patriarcale. Entrambe smarrite dal dolore, dalla volontà di liberarsi, dalla necessità di accettare la morte dell’uomo tanto amato e dalla paura di fare i conti con essa.

 “Il dito” ha vinto il Premio Miglior testo drammatico di impegno dell’area ex jugoslava promosso dalla Fondazione Heartefact di Belgrado, in collaborazione con il centro Qendra Multimedia di Prishtina. Proprio a Belgrado ha debuttato in lingua serba prima che in originale nel dicembre 2012.

Dalle parole della traduttrice Elisa Copetti: “Da questo testo ho lavorato alla traduzione in italiano ancora inedita con l’intenzione di portare anche in Italia Doruntina Basha, autrice che assieme a Jeton Neziraj è una tra i pochi artisti ad aver travalicato i confini geografici del Kosovo con la sua opera tradotta anche in francese e tedesco. Negli ultimi anni l’attività di Basha si è concentrata soprattutto sulle sceneggiature per film e TV, ma io spero che la sua scrittura potente torni presto a farsi sentire sui palcoscenici, non solo nostri, ma soprattutto del suo paese. Basha è drammaturga di talento, ce ne accorgiamo dopo poche battute: i dialoghi sono rapidi e sagaci, la narrazione si articola per dettagli che ci portano gradualmente verso un colpo di scena, che scioglierà affatto banalmente. I personaggi sono delineati con tanta profondità da straniarci (siamo in Kosovo, ma potremmo essere in qualsiasi altro paese) e commuoverci per tanta umanità”.

“Il Dito” di Doruntina Basha è una parte della nostra mano e del nostro corpo che non smette di sanguinare ma che, nonostante il dolore, rimane attaccata con forza. Un pezzo di noi che avrebbe bisogno di cure più specifiche ma che si preferisce medicare in casa – come ai vecchi tempi, i tempi passati – come una volta, senza intrappolarsi in esagerazioni, con dignità, confidando nel corso della natura e pregando di nascosto che non si stacchi definitivamente. Vivendo con fiducia e irrazionalmente nell’attesa senza badare alla ragione. La ragione in alcune case non sempre è plausibile, non è la scelta giusta: potrebbe suggerirci cose impossibili da affrontare come l’assenza. O la morte di un figlio. O la morte di un marito. Grammatiche differenti per combattere il passato. Sfinendosi di passività. Chi aspetta e chi interviene. Chi se ne va. Generazioni a confronto e comportamenti distanti tra loro per affrontare le medesime sventure. Proposte teatrali. Sogni e deliri della felicità forzata. Un testo per attrici che hanno il coraggio di rapportarsi con la violenza del ridicolo e di emozionarsi delle loro stonature. Due donne. Una, forse. Facciamo 4. Femmine vecchie e femmine nuove, tradizioni e moti rivoluzionari, empatia e rivalità nella guerra che ogni giorno ci imponiamo per sentirci più vicini l’uno all’altro. Brutalmente» Leonardo Lidi